Gaetano Colonnese

Libreria_Colonnese_SanBiagio_Napoli

 

Il 22 aprile 2004, a soli 62 anni, è morto Gaetano Colonnese, “è volato”, come avrebbe detto lui. Ha lasciato in noi, che lo abbiamo amato e seguito nella vita privata e nel lavoro, un vuoto incolmabile.
Vogliamo ricordare Gaetano come marito, padre e amico prezioso. Come un maestro, una guida che ha indicato più strade per non lasciarsi stritolare da una società sempre più globalizzata che tende ad appiattire tutto, anche i libri.

Lo vogliamo ricordare per i suoi “pregi” e i suoi “vezzi”.
Quando compilava il catalogo di libri antichi, il suo colophon con una semplice macchina da scrivere o addirittura a penna.
Quando, munito di forbici e colla, creava le sue apprezzate copertine delle prime collane in 32°, i Lilliput e i Trucioli, fino a Lo Specchio di Silvia e I Nuovi Trucioli, con vari oggetti in copertina. Realizzava da autentico editore-artigiano quelle copertine ancora oggi imitate e che riescono tutt' ora a distinguersi in qualunque libreria per l'originalità del tratto, per i colori tenui, per l'uso della carta.

Come non ricordarlo quando seguiva tutte le fasi di produzione di uno dei suoi volumi, quando dava forza ad un progetto editoriale con la convinzione, che un libro Colonnese “può essere condiviso da altri mille lettori”. Senza dimenticare i numerosi libri fatti a mano, in copia unica,  il suo rapporto di amore/odio con Napoli, l'amore per i gatti.

Le sue infinite curiosità e il suo innegabile “intuito” lo hanno portato nel corso degli anni ad essere precursore in diversi settori del libro antico e raro. Diventando ben presto un modello da emulare per essere riuscito a valorizzare con molto anticipo il Novecento letterario, come testimoniano i primi cataloghi dedicati al futurismo e alle cartoline d'epoca nei primi anni '70, non dimenticando i cataloghi di non-libri, che hanno contribuito alla valorizzazione degli aspetti più significativi del collezionismo cartaceo.

[Maria, Edgar, Vladimiro Colonnese Autunno del 2004]

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In attesa di una più adeguata retrospettiva – sull’uomo e su ciò che ha rappresentato la sua attività di  editore-libraio – proponiamo qui il suo ultimo scritto, presentato nel 2004 in occasione dei 50 anni di “sodalizio con il libro”. Doveva essere il prologo della sua autobiografia.

«Colonnese non mangia, Colonnese non mangia»; diceva soddisfatto il mio compagno di banco. Sapeva che a me non spettava la refezione, perché i miei genitori non avevano potuto provvedere a versare le cento miserabili lirette mensili. Mi sentivo umiliato, deriso e affamato… e allora non ci vidi più: gli sferrai un pugno in faccia! Sentii di nuovo il mio nome, gridato questa volta dal maestro, che m’invitava ad aprire le mani affinché la sua bacchetta esprimesse per ben dieci volte la sua virulenza. Tutto ciò si svolgeva nel fatiscente palazzo di Vico Fico Purgatorio ad Arco (ai Tribunali), che ospitava la scuola elementare. La mia reazione mi costò la bocciatura per condotta e avrei dovuto ripetere la terza classe.
Mio padre, prese – come suol dirsi – la palla al balzo ed esclamò: «È meglio se vai a lavorare!». Fu così che all’età di otto anni andai a fare il garzone di barbiere. La moglie del barbiere, nella prima parte della giornata, radeva personalmente i clienti, perché il marito svolgeva un altro lavoro.
«Ragazzo, spazzola!», era l’ordine perentorio, ed io spazzolavo, giacche e cappotti ai clienti. Le mance che ricevevo non mi appartenevano, le pretendevano i miei padroni. Dovevo accontentarmi della striminzita paga settimanale.
Fare il barbiere non era la mia aspirazione, amavo leggere, disegnare, apprendere. Mio padre invece mi procurò un altro lavoro, in una piccola fabbrica dove si lavorava il vetro, e così tra sabbia, pomice ed acqua, la sera tornavo a casa sporco, bagnato e affamato.
Ancora un paio d’anni di vari apprendistati, meccanico, radiotecnico, marmista, prima di approdare in una libreria. 
A Piazza Cavour (impropriamente detta Via Foria a causa della sua predominante lunghezza), nel laboratorio del marmista-scultore Rubino, imparai a scolpire le uova di marmo, destinate ai contadini, i quali le utilizzavano, sostituendole alle uova autentiche, per evitare che queste ultime fossero beccate dalle galline. 
A dodici anni, dopo quattro anni di apprendistato come garzone di barbiere, vetraio, meccanico e marmista, approdai in una libreria, quella di Gustavo Dura, discendente del più famoso Giuseppe che nel 1861 aveva compilato un catalogo di ben ventimila libri antichi, ancora oggi consultato da bibliofili e librai. Lì, nei momenti di pausa, potevo leggere ciò che volevo trovando le risposte alle mie domande. Poi, dopo aver lavorato in altre librerie, nel 1965 con pochi mezzi a disposizione, ma tanta voglia di fare, aprii la libreria in piazza Miraglia, a pochi metri dall'attuale sede di Via San Pietro a Majella […] Quelle poche conoscenze che possiedo in materia di stampa le devo tutte al mio Maestro, a Riccardo Ricciardi, lui, che ne possedeva tantissime e che profuse con uno stile personalissimo. Ma la sua grande lezione non è stata solo di grafica editoriale o di fiuto nel comprendere la portata culturale degli autori; è consistita nel saper trasmettere in maniera sublime "l'intuito della libertà" vivendola nelle scelte ideologiche e politiche, nella testimonianza di essere così come appariva nel pubblico e nel privato. Una persona semplice e schiva, elegante, tollerante ma, soprattutto, un sentimentale che si difendeva con il paradosso e l'ironia”. [Gaetano Colonnese – 1941-2004]
Gaetano Colonnese, fondatore della libreria e della casa editrice, con i piedi piantati nella sua Napoli, è riuscito ad essere uno dei più originali editori italiani. Colto, curioso, elegante. Un instancabile animatore culturale.

Gaetano Colonnese: Alcuni pensieri scritti e trascritti

Gaetano Colonnese: Nota a «Guida alle librerie di Napoli»