La nuova identità dell’oggetto libro e il ruolo dell’editore*  con una battuta che ormai la leggenda attribuisce a vari maestri dell’editoria, da Arnoldo Mondadori a Valentino Bompiani. 

Una signora chiede che cosa faccia un editore: scrive libri? No, risponde l’editore, quelli li scrivono gli autori.
Allora li stampa? No, quello lo fa il tipografo.
Li vende? No, lo fa il libraio.
Li distribuisce alle librerie? No, quello lo fa il distributore.
E allora che cosa fa?
Risposta: tutto il resto.

In campo editoriale stiamo assistendo a un repentino cambio di scenario.  Il tempo libero è sempre più occupato dal web (social network, blog, chat, siti di condivisione), la ricerca viene sempre più effettuata in rete (google ad esempio). La modalità di approccio alla fruizione dei contenuti è sempre più crossmediale e transmediale Un tipo di comunicazione che utilizza differenti media e che  contribuisce ad ogni passaggio con nuove e distinte informazioni all'esperienza dell'utente. Si affaccia quindi un nuovo profilo di utente quello del prosumer, si diventa produttori e consumatori allo stesso tempo, si implementano narrazioni, si modificano contenuti, si personalizzano e si condividono nuovamente. E’ quello peraltro che accade nel libro di Michele Mezza, l’autore a un certo punto scompare, viene assorbito dai lettori  che contribuiscono attraverso i forum aperti a implementare contenuti e narrazioni. Un libro circolare che si conclude non a caso a pag. 316 con “il libro continua su www.avevamolaluna.it”.

Tutto ciò sta modificando completamente il ruolo dell’editore tradizionale. Interessante a tale proposito il volume di Sara Lloyd , Il manifesto dell’editore del XXI secolo Ovvero di come gli editori tradizionali possono riposizionarsi nel flusso cangiante dei media ai tempi della rete, pubblicato nel 2008 e che non a caso, nella edizione  italiana è dedicato “agli editori italiani che tra cinque anni ci saranno ancora”. Mancano pochi mesi, speriamo bene.

Dicevo della trasformazione della figura dell’editore, che da produttore sarà  sempre più condannato a diventare progettista, a veicolare contenuti digitali, cercando di farlo in maniera da sviluppare competenze specifiche soprattutto da un punto di vista qualitativo.

Dovremmo rimetterci in gioco, trasformando le strategie editoriali digitali da difensive o protettive a creative e liberali.

La rete è circolare, anche il destino del libro lo è. Si è interrotta ormai la connessione verticale  lettore – scrittore – editore o forse più semplicemente si è affermata un’intermodalità che ci consente di essere lettori e scrittori.  La lettura non è  più un atto solitario, i lettori partecipano all’evoluzione del testo e sono  artefici dell’ipertesto in una modalità sempre più open source.

Ho scoperto grazie al lavoro precedente di Michele Mezza Sono le news,bellezza! Vincitori e vinti nella guerra della velocità digitale (Donzelli)  l’importante  libro di  Chris Anderson, The Long Tail (la coda lunga, da un mercato di massa a una massa di mercati). 

Applicando il concetto di coda lunga all'editoria, grazie ai media digitali, circola maggior denaro nella coda rispetto alla testa, e quindi i prodotti di nicchia avranno molte più possibilità di profitto. Nelle situazioni in cui la popolarità è determinata dal minimo comune denominatore, un modello a coda lunga può generare un miglioramento del livello culturale della società. E su questo concetto che si fonda la nuova prospettiva  per l’editoria.  Questa rivoluzione che in Italia è ancora a uno stadio primitivo (basti pensare che gli ebook vengono progettati  convertendo prodotti editoriali tradizionali) porta dietro di sè nuovi profili professionali, con dinamiche molto veloci di cambi di scenari. Addirittura questi nuovi profili sono già vecchi perchè all’orizzonte ne emergono di nuovi. Sono evidenti le difficoltà per noi editori cartacei che (come sottolinea Mezza) non siamo “nativi digitali”.

La prospettiva, come dimostra particolarmente “Avevamo la luna” è l’approccio crossmediale.
Una relazione continua tra più mondi che si avvicinano, si scambiano contenuti,  li implementano, li modificano e li restituiscono rielaborati alla fruizione. Tutto ciò accade con i blog, i forum, con i QR code e con la realtà aumentata (l’ultima frontiera su cui sono impreparato, quindi dovrò correre immediatamente ai ripari, magari parlandone con Michele).

La figura dell’editore è destinata a modificarsi concentrandosi sul ruolo di facilitatore della carriera dei propri autori. Gli editori dovrebbero sviluppare marchi di nicchia per argomenti o generi particolari cosi da rendere, per quelle nicchie, le loro piattaforme più attraenti di quelle offerte dalla concorrenza e diventare molto , ma molto più bravi di quanto non siano ora nelle vendite dirette e nel marketing.

Sintetizzando dobbiamo riconquistare alcuni di quei ruoli demandati da sempre alla catena distributiva, la quale in un periodo di forti concentrazioni editoriali, come quello a cui assistiamo in Italia, stanno determinando a loro volta la scomparsa delle case editrici piccole, medie e di qualità.

Stiamo pagando tantissimo la mancata intuizione negli anni passati di dover digitalizzare i nostri archivi, i nostri contenuti. Ormai da tempo questo compito se lo è assunto Google ovviamente gli editori rispondono con una battaglia di retroguardia e sostanzialmente inutile contro la clausola fair use (la clausola che consente di prelevare citazioni da un’opera senza pagare i diritti) propugnata appunto da Google. Invece è importante la collaborazione tra editori e tra questi e Google e tutti coloro che verranno, per giungere al miglioramento dei metadati presenti in rete, cosi che i futuri utenti degli archivi digitali possano avere informazioni quanto più accurate possibili e non semplicemente “abbastanza buone”.

Certo l’enorme difficoltà della nostra editoria è da ascriversi anche agli stessi editori. Precisando che mi riferisco ai cinque  grandi gruppi industriali italiani che intraprendono pressoché in regime di oligopolio. Sono loro i principali detrattori della rete,  non a caso. Perchè sanno perfettamente che la rete li depaupera del loro ruolo, cominciano ad avere crisi di identità significative. Con differente intensità sono terrorizzati dalla fine del copyright, dal trionfo del self –publishing, dalla fine del libro cartaceo, come con molto acume segnala Dino Baldi in un articolo apparso sulla rivista Doppiozero dal titolo “L’editore sul lettino dello psicanalista”. Baldi prendeva a  pretesto il volume di Roberto Calasso “L’impronta dell’editore”  con cui  celebrava i primi cinquant’anni di vita dell’Adelphi e si lasciava andare ad alcune considerazioni “virulente” contro la Rete, intesa come un mondo in cui tutto si appiattisce, che esprime pressapochismo e soprattutto che determina la morte dell’editore quale figura di operatore culturale. 

Nulla contro Calasso, sono le stesse considerazioni che faceva negli anni ‘80 mio padre (la rete non esisteva ancora nell’uso di massa). In quegli anni Gaetano Colonnese pubblicò  il Metalibro, curato assieme a Vittorio Dini era il periodo in cui entrava il primo computer Olivetti M24 nelle nostra azienda,  facemmo molte ricerche per comprendere come fin dalla seconda metà dell’Ottocento ci si era sempre trovati al cospetto della possibile morte del libro, della crisi del libro. Alla fine grazie a un questionario inviato a autorevoli personalità della cultura, dello spettacolo e della politica, emerse  soprattutto l’amore per questo strumento della memoria e dell’immaginazione.

Oggi ne sono ancora più convinto il libro come processo dell’acquisizione del sapere non tramonterà, cambierà forma, si modificherà l’uso,  si conierà un altro termine, per sostituire  il verbo leggere, ma non si tornerà indietro all’epoca degli amanuensi, alle elites di lettori, pochi e privilegiati. Certo è fondamentale acquisire conoscenze sempre più profonde  per navigare in rete, diventa importante farne un uso consapevole. Un po’ come per i lettori tradizionali, ci saranno quelli deboli e quelli forti. Dipende dall’uso che si fa  della rete e soprattutto dalla preparazione che avremo per usarla.

In conclusione, non credo che la rete determinerà la scomparsa del libro cartaceo. Il libro di Michele è esemplificativo,  è un libro multimediale da leggere con lo smartphone in mano, un libro crossmediale appunto…già diventato un long-seller per usare un linguaggio editorial-cartaceo, perche sopravvive al di là della semplice lettura...continuando in rete...

Edgar Colonnese 

* L'intervento alla presentazione del volume di Michele Mezza "Avevamo la luna" (Donzelli), Libri & Caffe, il bistrot letterario del Teatro Mercadante. Con Giuseppe Cantillo, Nino Daniele, Mario Raffa. 5/11/2013